“Una famiglia quasi normale”: la violenza di genere in una miniserie Netflix

“Una famiglia quasi normale”: la violenza di genere in una miniserie Netflix

Una famiglia quasi normale è una nuova miniserie svedese disponibile su Netflix dal 24 novembre, composta da sei capitoli di durata variabile (dal più breve di trentasei minuti al più lungo di cinquantuno), che affronta il tema della violenza di genere.

Tratta dal libro Una famiglia quasi normale di Mattias Edvardsson ed entrata tra i dieci contenuti più visti proprio nella settimana del 25 novembre, giornata dedicata all’eliminazione della violenza contro le donne, la serie racconta di una famiglia perfetta, ma solo in apparenza, che entra in crisi quando uno scioccante omicidio dimostrerà che i suoi componenti non si conoscono affatto.

Lo stupro e la vittimizzazione secondaria

Il primo tema messo in tavola è lo stupro ai danni di una minorenne. Nel capitolo uno Stella, una quindicenne che gioca a pallanuoto, è violentata da un insegnante. Il padre vorrebbe subito fare una denuncia alle autorità competenti, ma la madre, avvocata suggerisce di non procedere in questo modo. Lei per esperienza conosce bene le dinamiche che si innescano, come la vittimizzazione secondaria. Sa che paradossalmente è la vittima a pagare il prezzo più alto, perché deve rivivere la violenza nel raccontarla; perché le sue parole e la sua credibilità verranno messe in discussione; perché “tutti sapranno” ciò che è successo.

Con un flashforward facciamo un balzo in avanti di quattro anni. Stella ormai diciannovenne inizia una relazione con Chris, il cui cadavere verrà ritrovato in un parco. La serie mostra quindi il suo lato thriller e investigativo.

In realtà fin da subito è evidente chi sia il colpevole dell’omicidio, ma lo spettatore è interessato ad andare avanti per scoprire quali siano stati gli eventi e le motivazioni che hanno portato al tragico epilogo.

Quali sono i meccanismi psicologici che hanno causato l’omicidio? Qual è la verità nascosta dietro le bugie e le omissioni di tutti i personaggi? Sono queste le domande che coinvolgono lo spettatore nella visione e che lo condurranno a scoprire tutto soltanto nel finale del capitolo sei.

Una famiglia quasi normale racconta una storia di rilevanza attuale. Nel silenzio della protagonista la miniserie mette in scena una situazione comune a tante donne nel mondo, che, dopo aver subito una prima violenza fisica e psicologica durante l’atto dello stupro, devono subire un secondo dolore dato, come già sottolineato, dalla vittimizzazione secondaria.

Spesso la persona che ha subito il reato viene colpevolizzata. A rendere la donna nuovamente vittima sono però le istituzioni, i pregiudizi culturali e gli stereotipi.

Valeria de Bari

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