The White Lotus 3: una formidabile satira sociale
La terza stagione di The White Lotus, disponibile sulle piattaforme Sky, sfruttando una formula già sperimentata per i precedenti due capitoli, mette in scena un nuovo ritratto sociale di personaggi popolari e/o ricchi senza scrupoli, ossessionati dall’apparire e sopraffatti dalla vita.
The White Lotus
Ma facciamo un passo indietro. The White Lotus è una serie televisiva creata da Mike White e prodotta da Hbo. Nata come una miniserie di sei episodi si poi è trasformata in una serie antologica, in cui il filo conduttore è la location: il White Lotus del titolo, ovvero una catena di hotel e resort di lusso che si trovano in diverse località del mondo (le Hawaii nel primo capitolo, la Sicilia nel secondo e la Thailandia nel terzo). Ma non è soltanto la location a legare le tre stagioni, la connessione è realizzata anche attraverso due personaggi: ritroviamo in Sicilia l’alcolizzata Tanya (Jennifer Coolidge) e suo marito Greg (Jon Gries), conosciuto nella prima stagione alle Hawaii e rivediamo successivamente Greg in Thailandia sotto falsa identità. Ci sarà anche Belinda (Natasha Rothwell), ovvero la manager della spa del White Lotus delle Hawaii.
La formula narrativa accomuna tutte e tre le stagioni: nel primo episodio lo spettatore vede compiersi un omicidio, senza capirne le dinamiche. Successivamente un lungo flashback ci porta a qualche giorno prima, quando inizia la vacanza degli ospiti spregevoli, per capire chi, cosa e perché hanno condotto all’atto criminale.
I personaggi
White prosegue la sua critica a personaggi alto-borghesi e privilegiati che si dimostrano ipocriti, ignobili, volgari, indegni, abietti e fragili, con qualche rara eccezione.
Conosceremo tre “amiche“ quarantenni che, nonostante l’età, continuano a riproporre tossiche dinamiche adolescenziali: l’avvocata newyorkese Laurie (Carrie Coon), la star televisiva Jaclyn (Michelle Monaghan) e la desperate housewife texana Kate (Leslie Bibb). Vedremo la famiglia disfunzionale dei Ratliff composta dall’imprenditore finanziario truffatore Timothy (Jason Isaacs), dalla moglie dipendente dagli psicofarmaci Victoria (Parker Posey), dal figlio maggiore ossessionato dai frullati proteici e dal sesso Saxon (Patrick Schwarzenegger), dalla figlia appassionata di religioni orientali Piper (Sarah Catherine Hook) e dal figlio minore, il fluido Lochlan (Sam Nivola). Seguiremo infine la storia della coppia composta da Rick Hatchett (Walton Goggins), un uomo depresso che nasconde un passato torbido e l’ingenua fidanzata, molto più giovane, di Manchester Chelsea (Aimee Lou Wood).
Come è già accaduto nelle precedenti stagioni man mano che i personaggi si rivelano per quello che sono e scopriamo i loro segreti e il loro modo di pensare aumenta la tensione in un crescendo costante che culmina con la morte preannunciata nella prima sequenza.
L’altro ingrediente riproposto da Mike White è l’attenzione posta alle figure di classe sociale inferiore: i dipendenti Mook (Lalisa Manobal, membro delle Blackpink) e Gaitok (Tayme Thapthimthong) sono personaggi portatori di valori positivi.
Ancora una volta la ricetta di White risulta perfetta. Il ritmo dela narrazione di The White Lotus 3 risulta più lento rispetto a quello delle prime due stagioni (la serie inizia a coinvolgere totalmente verso il quinto episodio), ma questa dilatazione temporale è funzionale all’approfondimento di un racconto corale che diventa sempre più intricato e intrigante. Il consiglio è di non perdersi questa serie tv.
Valeria de Bari
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