Una ex discoteca diventa spazio espositivo temporaneo: “Chi esce entra” è l’omaggio a ciò che sta per scomparire
La metamorfosi degli spazi e delle destinazioni d’uso degli edifici fa parte del DNA di Roma, dall’acquario romano al Circo Massimo, secoli di storia e architettura si sono evoluti insieme alla città.
C’è qualcosa di magico nel fatto che un edificio che ormai sembra destinato a scomparire – abbandonato, cambiato, forse dimenticato – diventi invece il palcoscenico di un’esposizione che celebra la sua vita intera. È il caso della mostra “Chi esce entra – A Tribute Exhibition to a Disappearing Building”, curata da Simon Würsten Marin per la Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte, che prende forma negli spazi dell’edificio di via Gregoriana 9 a Roma e sarà visitabile fino al 23 novembre 2025.
L’edificio che sta scomparendo
Via Gregoriana 9, a due passi da Trinità dei Monti, nel 1911 ospitava una galleria d’arte – grazie all’artista e collezionista Ludovico Spiridon. In seguito, dopo anni di trasformazioni, diventa “La Cage aux Folles” una discoteca iconica degli anni ’80. Poi, trent’anni di abbandono.
Ora è stata affidata alla Bibliotheca Hertziana e, prima che la sua fisionomia venga definitivamente cancellata dai lavori di ristrutturazione, una mostra ci aiuta a riflettere sul tema del passaggio e della trasformazione. Il titolo stesso — “Chi esce entra” — rimanda all’opera di Vincenzo Agnetti del 1971: un feltro stampato e dipinto che ispira l’idea di uscire e di entrare, di metamorfosi che diventa rinascita.

Il curatore Simon Würsten Marin firma una mostra “site‑specific e one‑time” – cioè pensata esclusivamente per questo edificio, per questo momento. Venti artiste e artisti italiani e internazionali sono stati chiamati a confrontarsi con lo spazio, con il suo passato e il suo incombente futuro: l’edificio è nel limbo che separa l’esistenza dalla sparizione, la discoteca vintage dal nuovo progetto. Ma anche questo tempo sospeso, questo momento liminale, merita di essere arte.
Le opere che ho amato di più
In uno spazio seminterrato, ormai ridotto a poco più di un cantiere, tra calcinacci e intonaco, le opere accolgono e accompagnano i visitatori. I fantasmi del pianobar e dei dj anni 80 permeano questo luogo quasi surreale, che si anima di presenze e installazioni.
Jesse Darling
Artista britannico, vincitore del Turner Prize nel 2023, ha lavorato sul concetto di natura morta ma che, nel suo caso, è vivente. Una teca di fiori freschi che nel corso dei giorni dell’esibizione sono appassiti e ammuffiti. Non sono del tutto vivi, non sono del tutto morti. Sospesi anche loro tra un prima e un dopo, così come lo spazio che li ospita.

Corrado Levi
Gli Uomini di Corrado Levi è stato un intervento site-specific nel 1985, nello stabile abbandonato dell’azienda Brown Boveri. Con una mossa tanto ironica quanto concettuale, Levi aggiunge semplicemente la scritta “di Corrado Levi” sulla porta del bagno degli uomini, trasformando un gesto minimo in un atto di appropriazione. E in quale migliore location se non un altro bagno degli uomini, quello della ex discoteca “La Cage aux Folles”?

Eva Fàbregas
L’opera più scenografica della mostra si chiama Exudates, “essudati“. In contesti medici e scientifici, questa parola si riferisce a fluidi corporei che fuoriescono da un organo, un vaso sanguigno o un tessuto a causa di infiammazione o lesioni, come il pus o altri liquidi biologici. Gli essudati sono segno di un corpo vivente, ma anche dolorante, ferito. L’edifico che ospita l’installazione continua a trasudare vita organica, energia.

In mostra anche Louise Bourgeois, Francesca Cornacchini, Tarik Hayward, margaretha jüngling, Thomas Julier, Tarik Kiswanson, Corrado Levi, Paul Maheke, Marie Matusz, Mónica Mays, Hana Miletić, Effe Minelli, Lulù Nuti, Francesca Pionati and Tommaso Arnaldi, Aurélien Potier, Hannah Quinlan & Rosie Hastings, Prem Sahib, Davide Stucchi, Grégory Sugnaux, Ian Waelder, Rachel Whiteread.
Perché andarci
Se sei in vena di una mostra che ti farà vibrare tra nostalgia, contemporaneità e architettura urbana, questa è un’occasione da non perdere. Inoltre, l’ingresso è gratuito. Gli spazi, data la location, non sono accessibili in mobilità ridotta per ragioni architettoniche.
Da sapere sulla Bibliotheca Hertziana
La Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte è un vero e proprio tempio della storia dell’arte italiana, con sede a Roma. Fondata nel 1913 grazie al lascito di Henriette Hertz, oggi è parte della Società Max Planck. Il suo patrimonio comprende oltre 300.000 volumi e una fototeca con più di 800.000 fotografie, rendendola uno dei centri più importanti al mondo per la storia dell’arte italiana. Le altre mostre organizzate che potete ancora vedere sono:
- Disegnare per capire: Franz Graf Wolff‑Metternich e la genesi della nuova Basilica di San Pietro (1953‑1978): mostra di ricerca curata da Marta Guaglianone, Golo Maurer, Vitale Zanchettin, dal 9 ottobre 2025 al 31 marzo 2026 presso Palazzo Zuccari.
- This is not the Rome I expected to see: Narrazioni, sguardi e itinerari nelle guide di Roma e dintorni (1763‑1925): mostra dal 12 novembre 2025 presso la Hertziana.
Micaela Paciotti