“Il giorno dell’ape”: una storia, quattro punti di vista

“Il giorno dell’ape”: una storia, quattro punti di vista

Nel paese vicino, un uomo aveva ucciso la famiglia. Aveva inchiodato le porte, perché non uscisse nessuno; i vicini li avevano sentiti correre per le stanze, gridare, chiedere pietà. Finita l’opera aveva rivolto la pistola contro sé stesso. Ne parlavano tutti. Che razza d’uomo bisognava essere per fare una roba simile, che segreti doveva nascondere.

Paul Murray

Il giorno dell’ape di Paul Murray è un romanzo che ha ricevuto diverse critiche positive. Definito libro dell’anno da «The New York Times», «The Guardian», «The Washington Post», «The New Yorker» e «The Economist», è stato finalista al Booker PrizeBret Easton Ellis lo ha definito «la più bella lettura dell’anno», mentre il «Times» lo ha paragonato a un classico moderno come Le correzioni di Jonathan Franzen.

Inoltre questo romanzo ha vinto la dodicesima edizione del Premio Strega Europeo. Va da sé che mi sono avvicinata a questo libro carica di aspettative. Chi non ne avrebbe?

La storia

Ne Il giorno dell’ape il lettore si ritrova catapultato nelle vicende di una famiglia, i Barnes, tutti accomunati dall’essere infelici: la madre (Imelda), il padre (Dixie), la sorella maggiore (Cass), il fratello minore (PJ).

La concessionaria di Dickie sta per fallire, a causa della recessione, ma soprattutto della sua cattiva gestione. Lui invece di affrontare la situazione, trascorre le giornate costruendo un bunker a prova di catastrofe naturale. Sua moglie, che ha vissuto la sua giovinezza in povertà e ora vede la sua conquistata ricchezza a rischio, ha iniziato a vendere online mobili, vestiti, gioielli e tutto ciò da cui può trarre guadagno.

La figlia adolescente Cassandra ha un rapporto morboso con la sua migliore amica Elaine e in sua compagnia inizia a sabotarsi mettendo in atto comportamenti autodistruttivi.

PJ, il figlio dodicenne, sta allestendo un piano per scappare di casa, perché terrorizzato dalla possibilità di finire in collegio. Ma quando e perché la storia della famiglia ha preso questa piega?

La recensione

Paul Murray ci porta tra le mura di un’abitazione di provincia (a due ore di auto da Dublino) per farci scoprire la vicenda dei Barnes. Apparentemente questa famiglia benestante può sembrare perfetta, ma a ben guardare si scopre che ogni membro del “gruppo”, una monade che non riesce a mettersi in comunicazione con gli altri componenti, è profondamente scontento, infelice, insoddisfatto, in piena crisi esistenziale.

Nei primi quattro capitoli la “saga” familiare è affrontata da quattro punti di vista diversi. Il primo capitolo ci presenta Cassandra, adolescente afflitta da un eczema che primeggia nella sua classe, fino a che non decide di passare le sue serate a bere, mettendo a rischio la buona riuscita degli esami di stato. La seguiamo passo dopo passo nella sua caduta agli inferi.

Nel secondo capitolo affianchiamo PJ, un ragazzo come tanti, che viene allontanato dagli amici a causa della crisi dell’attività paterna. PJ cerca di annullarsi e di far dimenticare ai suoi genitori la sua presenza: non vuole causare problemi, è terrorizzato dalla possibilità di finire in collegio e, per questo, non chiede neanche un paio di scarpe nuove (visto che quelle che indossa sono talmente piccole che gli stanno massacrando i piedi).

Nel terzo capitolo finiamo nel flusso di coscienza privo di punteggiatura di Imelda e scopriamo il suo passato, oltreché le vicissitudini tragiche che l’hanno portata tra le braccia di Dixie. Nel quarto capitolo seguiamo proprio Dixie nel suo percorso universitario e nella vita segreta, che ormai l’uomo si è lasciato alle spalle.

Il quinto e ultimo capitolo è costruito in modo frammentario alternando tutti e quattro i punti di vista freneticamente, come se ci trovassimo di fronte a un montaggio alternato che ci mostra i protagonisti compiere contemporaneamente delle azioni che li faranno confluire nello stesso luogo in un climax ascendente che ci lascia senza fiato. Cosa succederà infine?

Il giorno dell’ape è un romanzo complesso, interessante e circolare: termina esattamente e, spoiler, malauguratamente allo stesso modo in cui inizia.

Le mie aspettative sono state soddisfatte: è un libro da non perdere.

Valeria de Bari

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