“La prova della mia innocenza” di Jonathan Coe è un esercizio di stile

“La prova della mia innocenza” di Jonathan Coe è un esercizio di stile

“È presto per dire se Liz Truss sia effettivamente uno strumento di tortura che i vecchi hanno deciso di usare contro i giovani. Una cosa è certa, però. Domani diventerà primo ministro, il che significa che quel momento segnerà la definitiva separazione della Gran Bretagna dalla realtà. Domani sarà il giorno in cui la vita reale si fermerà per fare spazio alla fantasia“.

Jonathan Coe

Il libro “La prova della mia innocenza” di Jonathan Coe è stato pubblicato lo scorso 5 novembre da Feltrinelli Editore ed è un romanzo interessante. In questo articolo vi spiego il perché.

La storia

Phyl è una ragazza che, dopo aver conseguito la laurea in lettere, è tornata a vivere a casa dei suoi genitori, nella provincia inglese. La giovane non sa cosa fare della sua vita: si sente in un limbo ed è scontenta del lavoro che svolge in un ristorante giapponese all’aeroporto di Heathrow. In realtà, ma non l’ha confidato a nessuno, vorrebbe scrivere un romanzo pur non trovando il coraggio di iniziare a mettere giù qualche idea.

Mentre la quotidianità scorre la madre di Phyl annuncia che avranno come ospiti a casa un amico di vecchia data, Christopher Swann, con la figlia adottiva Rashida, della quale Phyl diventerà grande amica.

Chris, giornalista e blogger, racconta che sta indagando sul Processus Group, fondato a Cambridge negli anni ottanta e costituito da un gruppo di fanatici che vuole spingere il governo sempre più a destra. Mentre la Gran Bretagna si ritrova sotto la guida di Liz Truss, che durerà solo sette settimane, Chris porta avanti la sua inchiesta e si reca nelle Cotswolds, dove si tiene un convegno utile alla sua ricerca. Qui Chris morirà e Phyl inizierà a scrivere la sua prima opera, un romanzo nel romanzo, perché il lettore potrà leggerlo nel libro di Coe.

La recensione

“La prova della mia innocenza” è un romanzo in tre atti, una riflessione giocosa sul genere, una satira politica e sociale.

Un romanzo in tre atti

Se vedete qualcosa che non va, riferite al personale o inviate un messaggio alla British Transport Police. Risolveremo il problema.
Visto. Detto. Risolto.

Jonathan Coe

Il romanzo nel romanzo è suddiviso in tre atti: visto, detto, risolto. Esattamente come recita il messaggio che i protagonisti della storia devono ascoltare in metropolitana Coe, attraverso Phyl, risolve “il problema”, la morte di Chris, suddividendo la storia in tre capitoli: visto, ovvero il racconto del delitto; detto, il saggio scritto da Brian, amico di Chris, che conterrà delle prove provenienti dal passato utili per inchiodare il colpevole; risolto, cioè la conclusione delle indagini.

Una riflessione giocosa sul genere

Mentre nel mondo reale il giallo della morte di Swann si sviluppa in indagine, Phyl scrive il romanzo nel romanzo che assume nel primo atto la forma di un cosy crime, genere in evoluzione, di grande smercio e facile realizzazione. Coe ne sfrutta tutti i meccanismi e lo prende bonariamente in giro utilizzando come location un’elegante residenza di campagna, come indizio un biglietto misterioso lasciato dalla vittima poco prima di morire, un passaggio segreto. Poi nel secondo atto la storia diventa un altro genere, il dark academia, i cui ingredienti sono racconti di college, amicizie studentesche, salotti universitari e incontri segreti tra conservatori di Cambridge.

Nel terzo atto Coe, sempre tramite Phyl, approda al terzo genere, ovvero l’autofiction, dove il narratore “deve usare sempre il presente” per arrivare alla risoluzione del caso.

Una satira politica e sociale

Le persone che hanno votato per questa donna hanno tutte sessanta, settant’anni giusto? Sono conservatori attempati con due o tre case, senza mutuo da pagare e con una bella pensione con cui campare. Allora perché l’hanno votata? Solo per punire i più giovani? Non bastava avergli regalato la Brexit, privandoli della possibilità di vivere negli altri paesi europei?

Jonathan Coe

In questo romanzo Coe critica evidentemente il conservatorismo britannico, ma non solo.

La critica dell’autore supera i confini della sua nazione e arriva dritta al populismo nazionalista di Donald Trump incapace di dare risposte alle nuove generazioni sempre più angosciate dalla ricerca del proprio posto in un mondo ricco “di cattive notizie che colano ogni giorno dal telefono, come l’oppressione della Palestina, la guerra in Ucraina, le inondazioni in Pakistan, il cambiamento climatico in generale”.


Con “La prova della mia innocenza” Coe ci regala un romanzo complesso, un esercizio di stile arguto e amaramente divertente.

Valeria de Bari

2 pensieri riguardo ““La prova della mia innocenza” di Jonathan Coe è un esercizio di stile

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