Il parental control negli anni ’90

Il parental control negli anni ’90

Sono una mamma e tra le varie questioni su cui mi interrogo quotidianamente c’è quella dei contenuti video nei quali mia figlia potrebbe incappare. La mia ossessione per il parental control mi ha spinta a installare YouTube Kids e a creare un apposito account della bimba su Netflix e Prime Video. Inoltre, seppur non vorrei sembrare psicopatica, devo confessare che guardo almeno due puntate del prodotto audiovisivo da sottoporre a mia figlia per fare il controllo qualità.

Ho chiesto ai miei genitori come gestivano la questione nei lontani anni ’90, quando la piccola me era attratta irrimediabilmente da quella scatola nera, tanto da decidere nei decenni successivi di voler lavorare proprio lì dentro. Mi hanno risposto che “fortunatamente” guardavo SOLO i cartoni animati -poveri ingenui – ma che “purtroppo” ero ossessionata da Non è la Rai.

Mia madre non lo deve sapere, non lo deve sapere, non lo deve sapere … che sono ancora ossessionata da Non è la Rai, tanto che vado spesso sul tubo per ascoltare T’appartengo.

La so a memoria, la canto a squarciagola sotto la doccia e, in verità, la sto cantando anche in questo
esatto momento:
Ti giuro amore un amore eterno, se non è amore me ne andrò all’inferno, ma quando ci sorprenderà
l’inverno, questo amore sarà già un incendio. Lo grido cento mille volte a seraaaaaaaaaaaa, ma disperata
come una preghieraaaaaaaaa, non voglio più svegliarmi sola solaaaaaaaaaa, se non ci sarai.
Prometti per sempre sarai. Prometti indietro non si torneràààààààààààààààààààààààà

Se vedeste poi come sono vestita… jeans mom, scarpe di tela e t-shirt corta.
Ambra Angiolini è stata evidentemente un modello per me, ora che ci penso.
La frase che però mi ha lasciata alquanto interdetta è: “fortunatamente guardavi solo cartoni animati”. È chiaro che ad oggi mia madre non abbia ancora afferrato la portata traumatica devastante degli anime anni Ottanta.

Ecco quelli che ho guardato con più assiduità:

  1. Heidi. È orfana e vive col suo nonno burbero e sociopatico. La sua migliore amica ha le gambe paralizzate e vive sulla sedia a rotelle. Come se questo non bastasse Heidi subisce il mobbing della signorina Rottermeier.
  2. Lady Oscar. Oscar è una donna con un nome da uomo. Suo padre non accetta di avere una figlia femmina e Oscar passa la sua intera vita a negare la sua identità sessuale. Come se questo non bastasse, quando Oscar scoprirà di essere innamorata di André lui morirà.
  3. Georgie. È orfana ed è il vertice di un triangolo amoroso al quale prendono parte anche i suoi due fratellastri. Georgie felice con due bei fratelli, affezionati, vivaci, monelli, vive con loro la sua giornata, molto serena e indaffarata. A sette anni grazie a Georgie ho intuito vagamente il complicato significato dell’incesto e ho capito di non sopportare aprioristicamente le bionde.
  4. Anna dai capelli rossi. Non ha una mamma né un papà. Cos’ altro aggiungere?
  5. Mimì e la nazionale di pallavolo. Mimì è malata di tubercolosi, malattia dalla quale guarirà grazie alla pallavolo. Il suo cattivissimo allenatore la costringe a ricevere con le catene arruginite ai polsi Come se non bastasse il suo fidanzato muore.

Mentre mia madre si preoccupava di Non è la Rai, io mi sorbivo delle lezioni di Eros e Thanatos a sua
insaputa.

E comunque prima o poi dovrò fare coming out: dovrò confessarle che mia nonna, sua madre, mi faceva guardare Drive in . Altro che parental control.

Valeria de Bari

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