“Kiki. Consegne a domicilio”: un film di Hayao Miyazaki

“Kiki. Consegne a domicilio”: un film di Hayao Miyazaki

Kiki (1989), tratto dal romanzo omonimo di Eiko Kadono, è il terzo film dello Studio Ghibli e il primo successo commerciale della casa di produzione giapponese. Attualmente è disponibile in streaming su Netflix e ve ne consiglio la visione, perché si tratta di un film in cui Miyazaki disegna e racconta un mondo realista ma visivamente poetico e idilliaco, caratterizzato da vividi colori e luci diffuse.

La storia

Kiki è una giovanissima strega piena di vita e un po’ maldestra. Miyazaki ce la presenta nelle primissime immagini del film mentre, sdraiata su un prato verde, ascolta in radio le previsioni meteorologiche.

Come impone la tradizione, compiuti i tredici anni, la ragazzina deve lasciare casa e partire alla ricerca di una città in cui svolgere un anno di apprendistato, così da dimostrare di essere indipendente. Saranno proprio le previsioni meteorologiche a spingere Kiki a partire quella sera: quale miglior momento per mettersi in viaggio se non una notte limpida e serena?

In compagnia del gatto nero Jiji, a cavallo della scopa di sua madre e con la radiolina di suo padre da cui non si separa mai, Kiki arriva in una grande città bagnata dal mare e sovrastata da una splendida torre con l’orologio, dove decide di trasferirsi.

La strega è ottimista e piena di buone intenzioni, ma dovrà presto scontrarsi con le differenze tra la vita frenetica di città e quella di campagna alla quale era abituata.

Nonostante la freddezza e l’indifferenza della maggior parte dei cittadini, grazie all’aiuto della”panettiera” Kiki riesce faticosamente ad avviare un’attività di consegne a domicilio, che porta a termine a cavallo della sua scopa.

La conquista dell’indipendenza non sarà affatto semplice per Kiki, che dovrà affrontare tante difficoltà.

La recensione: una storia dall’impianto tradizionale

Kiki – Consegne a domicilio è un autentico racconto di formazione: una giovane e intraprendente ragazza giapponese lascia il proprio nido, alla ricerca dell’indipendenza economica ed emotiva. Narrativamente parlando si tratta quindi di una storia dall’impianto più classico: la protagonista deve affrontare varie avventure e peripezie per realizzare i suoi sogni.

Kiki parte alla scoperta di un mondo a lei sconosciuto, la metropoli di Koriko. Si tratta di una città immaginaria, ma il suo aspetto si compone di elementi ispirati da numerose città del mondo: la torre con l’orologio ci fa pensare a Londra; il porto ricorda città di mare come Napoli e Lisbona; la configurazione con salite e discese percorse dai tram ci rammenta San Francisco.

In questo luogo tanto bello quanto ostico, Kiki avrà la possibilità di fare nuove importanti esperienze, decisive per il suo percorso di crescita. Arrivano le prime soddisfazioni lavorative e anche le prime delusioni. La città è crudele e spietata e lo spettatore non può fare altro che tifare per Kiki.

Kiki, mostrandoci che la crescita è un processo solitario, risulta essere una perfetta eroina, protagonista di un racconto di riscatto e indipendenza, di raggiungimento della consapevolezza di ciò che si è e delle proprie potenzialità.

Un film d’animazione perfetto per le serate estive passate in famiglia.

Valeria de Bari

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