“La fabbricante di stelle”: un libro per riflettere sulla genitorialità
Essere genitori significava questo. Non avere più il diritto di sbagliare. Non avere più il diritto di sparire. Mai. Temere per la propria vita, forse per la prima volta. Vivere per qualcosa di diverso da sé, per qualcosa di grande, d’immenso, che ci supererà sempre. Che ci illuminerà sempre.
La fabbricante di stelle
Da quando sono mamma mi trovo spesso a pensare che dovrò fare di tutto per esserci sempre per i miei bambini. Ad esempio ho iniziato ad aspettare il mio turno dal medico curante per fare il vaccino antinfluenzale, pur essendo una quasi quarantenne in buona salute, perché non riesco neanche a immaginare cosa potrebbe succedere se fossi costretta a letto per qualche giorno da un virus dell’emisfero australe. Tuttavia, prima di leggere La fabbricante di stelle, non mi ero mai veramente chiesta: “cosa accadrebbe se morissi?”. La possibilità della mia morte non l’avevo proprio contemplata: ero troppo impegnata nella gestione del trantran quotidiano per rendermi conto che alla fine della fiera tutto può succedere o come ama dire la mia collega “siamo sotto il cielo”.
Questo libro di Mélissa Da Costa, edito da Rizzoli, mi ha permesso, quindi, di fare una riflessione profonda sul modo di essere genitori, sulle scelte che si possono fare, sulla presenza e sull’eventualità dell’assenza.
L’autrice racconta una storia commovente ed emotiva dal punto di vista di Arthur muovendosi tra passato e futuro. Nel passato il protagonista è un bambino di cinque anni. Sua madre Clarisse gli rivela un gran segreto: dovrà partire per una missione speciale che ha come destinazione Urano. Qui sul pianeta ghiacciato dalle ventisette lune, popolato da animali magici lei avrà il compito di disegnare il cielo, diventando la fabbricante di stelle del titolo.
Il giorno del suo settimo compleanno Arthur, due anni dopo la scomparsa della madre, capirà che la storia della missione segreta su Urano è una bugia e che in realtà sua madre è scomparsa. Proverà rabbia, frustrazione, dolore e si allontanerà irrimediabilmente da suo padre, l’uomo che ha continuato a fargli arrivare delle lettere scritte da Clarisse dopo la sua morte.
Molti anni dopo il protagonista, ormai adulto, aspetta che la sua compagna dia alla luce la loro prima figlia, e si trova a ripensare alla madre e a quella favola. Lui ovviamente sa che la bugia di Clarisse è stata un modo per “addolcire” il distacco, definitivo e doloroso. Ma solo diventando padre Arthur comprenderà davvero il gesto di sua madre.
Mélissa Da Costa ci regala una storia incredibilmente commovente: leggendo le ultime pagine del libro, quelle in cui Arthur papà diventa consapevole e perdona i suoi genitori non ho fatto altro che piangere.
Valeria de Bari
2 pensieri riguardo ““La fabbricante di stelle”: un libro per riflettere sulla genitorialità”
Commovente..