Shaman – Visioni dionisiache, se la street art incontra il culto di Dioniso
Il Museo Tuscolano Scuderie Aldobrandini ospita la mostra Shaman- Visioni dionisiache per festeggiare i 25 anni della sede, rinnovata nel 2000 da Massimiliano Fuksas, che ha rispettato in modo magistrale il genius loci. Come luogo espositivo è suggestivo e antico, e ospita una collezione permanente interessantissima di cui fa parte anche la statua della Menade Tuscolana.
Le Menadi, o Baccanti, erano protagoniste di rituali notturni, che si svolgevano sui monti alla luce di fiaccole, lontano dalla città, dove abbandonavano i vincoli imposti dalla società (beate loro) per immergersi in stati di trance mistica, indotti dalla musica ossessiva, dalla danza frenetica e dal consumo di vino e sostanze psicotrope. Il culto dionisiaco, misterico ed esoterico, inizialmente riservato alle sole donne, si configurava come un’esperienza collettiva di rottura, di libertà ed elevazione, attraverso l’estasi, si trascendevano i con fini dell’identità ordinaria per accedere a una dimensione spirituale ultraterrena.
Alfredo Moraci, il giovane direttore del Museo -che come si scopre durante la mostra viene dalla cultura del writing e dei rave- ha saputo immaginare con successo un dialogo tra il culto dionisiaco e il ruolo sciamanico dello street artist.
Saper andare oltre la realtà materica, entrare in contatto con stati di coscienza elevata (o alterata), vedere le cose senza filtri in una overview destinata a pochi eletti che si sganciano dalla collettività per portare ad essa un messaggio. Sto parlando degli street artist, ma potrei usare le stesse parole per gli sciamani, per le tarantolate del sud, per i sacerdoti di vari culti.

Bansky può essere un esempio noto a tutti: con semplici stencil ha preso a schiaffi le coscienze di tutto il mondo, perché il messaggio più forte è quello che può essere compreso da tutti. Le forze che dal basso salgono verso l’alto sono le voci di una società che necessita di essere compresa e interpretata e, perché no, elevata e guidata verso la luce. Gli artisti sono i nostri Virgilio, che provano ad educarci e a farci vedere la realtà in modo critico, senza sconti. In fondo, qualcuno deve pur farlo, e trovo importante che in questa mostra la street art venga fatta colloquiare con l’arte antica, in uno spazio espositivo elegante. Finalmente la street art entra in un museo, e non è il museo che viene fatto in strada o in aree urban. Che, se da una parte sono l’habitat della street art, dall’altra rischiano di diventare l’unico luogo in cui questo tipo di arte può avere accesso, come succede a Wynwood, Miami.
Miami: viaggio in una città piena di colori
Rispetto alle mie esperienze legate alla street art, ho trovato questa mostra molto concettuale e con meno ‘wow effect’, che di solito è quello che si vuole ottenere davanti a un’opera su un muro lungo 5 metri e alto 3. Solo che spesso, dopo quel primo entusiasmo sbalordito, difficilmente c’è un approfondimento del concetto e dell’idea dell’artista. In Shaman-Visioni dionisiache, si va oltre la coolness dell’arte urbana che invece viene inglobata in un percorso di riflessione molto più elevato.

Tra i numerosi artisti esposti, non posso non citare in primis Lucamaleonte, autore anche della locandina, e poi Alice Pasquini, Marco Rea (date un’occhiata al cortile dopo la biglietteria), Tom500, Leonardo Crudi e la sua propaganda, Hazky e moltissimi altri.
Fino al 6 settembre 2025, al MUSA, Piazza Guglielmo Marconi, 6 Frascati
Micaela Paciotti
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