“Adolescence”: una miniserie girata in piano-sequenza

“Adolescence”: una miniserie girata in piano-sequenza

Chi non ha mai sentito parlare di Adolescence, la mini-serie prodotta in Gran Bretagna e distribuita da Netflix lo scorso Marzo? Credo nessuno. Ne ha persino parlato Federica Sciarelli in una puntata di Chi l’ha visto in cui si affrontava il tema della morte di Andrea Prospero, un caso che ha messo in evidenza quanto i genitori sappiano veramente poco sia di quello che i propri figli fanno in rete sia di cosa frulla in generale nella loro testa.

Adolescence in effetti parla anche, ma non solo, di questa “ignoranza” genitoriale. Ideata da Jack Thorne e Stephen Graham e diretta da Philip Barantini, questa mini-serie è composta da quattro episodi, ognuno dei quali è un unico piano-sequenza: in una lunga sequenza senza stacchi la macchina da presa si muove tra i personaggi seguendone i dialoghi e gli spostamenti spaziali. In questo modo lo spettatore segue la storia in un racconto in cui mancano ellissi narrative.

Episodio 1: L’arresto di Jamie

La mattina dell’ 8 maggio 2024 l’ispettore Bascombe e la sergente Frank guidano un raid della polizia a casa della famiglia Miller. I poliziotti sfondano la porta e arrestano Jamie, un ragazzo di 13 anni, con l’accusa di omicidio. L’adolescente è talmente sconvolto che se la fa letteralmente addosso.

Jamie, condotto nella stazione di polizia, è schedato e chiuso in una cella, dove gli verrà prelevato del sangue da un’infermiera. A noi spettatori sembra impossibile che un ragazzino così indifeso, dal viso pulito, possa essere veramente colpevole.

Paul Barlow, l’avvocato d’ufficio che Jamie ha accettato di nominare, dopo un colloquio privato con Bascombe, consiglia al ragazzo di rispondere “no comment” a tutte le domande relative ai fatti della sera prima. Jamie chiede a suo padre Eddie di fargli da garante stando con lui durante la perquisizione corporale e l’interrogatorio. Eddie, e noi con lui, è convinto dell’innocenza di suo figlio.

Tuttavia Bascombe alla fine dell’interrogatorio mostra una prova video nella quale si vede Jamie che accoltella la vittima Katie. Stravolto, Eddie rifugge al contatto del figlio, ma poi insieme si mettono a piangere. Siamo increduli anche noi spettatori. Non ci capacitiamo del fatto che uno come Jamie, che potrebbe essere nostro figlio, si sia reso artefice di un delitto tanto crudele.

Episodio 2: La reazione della comunità scolastica

Tre giorni dopo l’omicidio, Bascombe e Frank visitano la Bruntwood Academy, la scuola media frequentata da Jamie e Katie per cercare di capire il movente dell’omicidio e per scoprire informazioni in merito al coltello, che non è stato ritrovato. Nell’istituto regna il disordine più totale: gli insegnanti sono incapaci di gestire gli studenti più indisciplinati.

A un certo punto Adam, il figlio di Bascombe lo prende da parte per spiegargli che Jamie era stato offeso da Katie, che con un commento su Instagram lo aveva accusato di essere incel, “celibe involontario”. Gli incel incolpano le donne per le loro difficoltà a stabilire legami romantici: l’80% delle donne sarebbe attratto solo dal 20% degli uomini.

Gli investigatori e gli spettatori diventano consapevoli di non sapere assolutamente nulla del linguaggio utilizzato dagli adolescenti e di aver frainteso completamente l’uso delle emoji.

Episodio 3: Dentro la mente di Jamie

Sette mesi dopo l’incarcerazione di Jamie, la psicologa Briony Ariston incontra l’assassino nella struttura psichiatrica minorile in cui è detenuto in attesa del processo. Questa è la puntata in cui diventiamo consapevoli della vera natura del ragazzo e capiamo di “essere stati fregati” dal suo aspetto così pulito. In realtà Jamie è un misogino; è convinto di essere brutto e di essere, per questo, poco attraente agli occhi delle donne; ha problemi di gestione della rabbia ed è un bugiardo: continua a dichiarare la propria innocenza pur essendo colpevole senza ombra di dubbio.

Episodio 4: Le conseguenze familiari

Tredici mesi dopo l’omicidio scopriamo quali sono le conseguenze dell’omicidio sulla vita del padre, della madre e della sorella di Jamie, anch’essi vittime secondarie di questo adolescente senza scrupoli.

Il giorno del cinquantesimo compleanno di Eddie sua moglie gli sta preparando la sua colazione preferita: una English breakfast completa che include il black pudding. Pensiamo che tutto sia tornato alla normalità, ma non è affatto così. Il furgone di Eddie viene vandalizzato da degli adolescenti che con dello spray giallo scrivono la parola nonse, pedofilo. Questo episodio ci svela i veri sentimenti dei familiari di Jamie che stanno soffrendo per la situazione creatasi, tanto da essere andati da una psicologa che li sta aiutando a tenere insieme i pezzi. Tutti e tre valutano per esempio la possibilità di trasferirsi a Liverpool, ma capiscono che cambiare la città non li salverà.

Infine Eddie e Manda discutono delle loro responsabilità, arrivando a riconoscere che Jamie aveva dato qualche segnale di “squilibrio”: tornava a casa e si rinchiudeva nella sua camera restando sveglio fino a notte inoltrata. Cosa faceva al computer fino all’una?

I genitori di Jamie capiscono di avere le loro colpe per non aver capito né sospettato quello che il figlio stava assimilando online.

E qui finisce la mini-serie che risulta interessante sia per gli argomenti trattati sia per lo stile registico-narrativo scelto. Tuttavia mi sarei aspettata un quinto episodio dedicato al processo: senza questa puntata la serie mi è sembrata monca.

Valeria de Bari

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