“Un giorno in pretura” chiude la stagione con il processo a Giuseppe Di Fonzo
Un giorno in pretura, insieme a Chi l’ha visto, è tra i miei programmi preferiti di sempre ed è una delle trasmissioni più longeve di Rai3. Infatti le prime puntate sono andate in onda fin dagli anni Ottanta. Ricordo che quando ero piccola mio padre lo guardava il sabato rigorosamente in seconda serata, per la tipologia degli argomenti trattati.
Il titolo del format è “parlante”: Roberta Petrelluzzi, conduttrice del programma, ci porta nelle aule dei tribunali italiani per assistere, con i nostri occhi e le nostre orecchie, alle testimonianze delle persone interrogate nei processi: imputato, parenti della vittima, testimoni, amici e chiunque possa essere utile alla ricostruzione giudiziaria della vicenda di turno.
Nel corso degli ultimi anni Roberta Petrelluzzi ha raccontato le storie di cronaca nera più chiacchierate del Paese: il giallo di Avetrana, la strage di Erba, il delitto di via Poma, il femminicidio di Giulia Cecchettin, solo per citarne alcune.
Nella stagione primaverile, la cui messa in onda è appena terminata, Un giorno in pretura è andato in prime time il martedì: con mia grande gioia l’ho potuto quindi guardare in tv e non l’ho dovuto recuperare come al solito su Raiplay la domenica pomeriggio.
Martedì 6 maggio 2025 è andata in onda una puntata che mi ha letteralmente sconvolta.
“Roberta Petrelluzzi ripercorre il processo a carico di Giuseppe Di Fonzo, accusato di aver ucciso la figlia di appena tre mesi. Un dramma familiare diventato cronaca giudiziaria, tra dolore, silenzi e profonde ferite” recita il post su Facebook pubblicato sulla pagina ufficiale del programma.
La morte di Emanuela Di Fonzo
La piccola Emanuela è una neonata che muore a soli tre mesi per una “crisi respiratoria”, mentre è ricoverata all’ospedaletto pediatrico di Bari. Dalla sua nascita la bambina è stata presa in carico più volte da vari ospedali sempre per lo stesso motivo: episodi di cianosi causati da difficoltà respiratorie.
Ciò che colpisce è che durante i tanti ricoveri Emanuela non ha episodi di cianosi: anzi, durante la sua permanenza presso il reparto di neonatologia del policlinico di Bari, la neonata cresce 40 grammi al giorno (a fronte di uno standard di crescita media di 25 grammi al giorno per un neonato in buona salute) dimostrando di essere in ottima salute.
Il suo malessere si verifica solo quando si trova a casa con il papà Giuseppe Di Fonzo. Si tratta di una coincidenza? La mamma è convinta che le crisi respiratorie dipendano dalla sua assenza, ovvero dalla mancanza che Emanuela prova per lei. Il Primario di Neonatologia, il Prof. La Forgia, invece capisce subito che le motivazioni del malessere della neonata sono da ricercare nel nucleo familiare e scrive una lettere al Tribunale dei minori, in modo tale da tutelare la salute della bambina. Ma questo non basterà: Emanuela Di Fonzo morirà soffocata.
Il processo
Condannato in primo grado a 16 anni di carcere, Giuseppe Di Fonzo, , dopo anni di nuove indagini, processi e sentenze, sarà condannato in via definitiva a 29 anni di reclusione per omicidio volontario.
Sono tanti gli elementi di questo processo che mi hanno colpita:
- l’efficienza, la professionalità, l’intuito, il senso etico dei medici e del personale sanitario;
- il dolore profondo e sincero di una madre che ha perso sua figlia nel peggiore dei modi;
- l’inettitudine, la mancanza di empatia, l’incapacità degli assistenti sociali che prendono in carico la situazione familiare di Emanuela Di Fonzo che in tribunale si nascondono dietro il “burocratese” per celare la propria lampante inadeguatezza.
Consiglio la visione di questa macabra e toccante puntata, in attesa dei nuovi episodi autunnali.
Valeria de Bari
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Un pensiero su ““Un giorno in pretura” chiude la stagione con il processo a Giuseppe Di Fonzo”
Quest’articolo è interessante e informativo, purtroppo questi casi di adulti che distruggono la vita di bambini non sono tanto rari, con più attenzione da parte degli organi preposti potrebbero essere evitati o perlomeno limitati.