Essere cittadino del mondo
“Rimpatriati – Expat”: la storia di Sergio
Io non mi vedo mai da nessuna parte. Al momento sto benissimo, ma non mi precludo niente. Se arrivano/trovo proposte interessanti io vado. Non so stare fermo, non c’è un posto che considero casa, mi sento cittadino del mondo.
Sergio
Sergio è un ragazzo simpatico, dinamico e … rullo di tamburi… multitasking: riesce infatti a rispondere alle mie domande una domenica pomeriggio mentre è in giro per la città.
Sergio ti va di presentarti? Chi sei, di cosa ti occupi e a che punto della tua vita sei?
Mi chiamo Sergio, ho 46 anni. Nella mia vita ho fatto tante cose. Oggi sono manager nel campo dell’informatica e dei servizi. In passato mi sono occupato di trasformazione aziendale, metodologie di lavoro, Quality Assurance, Project management. Per tanti anni ho fatto anche il grafico e ho lavorato nel settore marketing e comunicazione.
Qual è stata la tua formazione?
Mi sono semplicemente diplomato al Tecnico Industriale e poi ho proseguito facendo l’autodidatta in tutto. Ho lavorato per un Internet Provider, per una tipografia, per un’agenzia di comunicazione, per varie aziende informatiche.
In questo momento dove ti trovi?
Sono in Piemonte con la mia compagna, perché abbiamo fatto la cosiddetta relocation. Sono ritornato proprio quest’anno in Italia, dopo aver un po’ girovagato. L’ultimo posto dove ho vissuto prima di rientrare è stato il Brunei, dove ho lavorato per due anni e mezzo.
Quando hai iniziato a girovagare? Cosa ti ha spinto ad andare via dall’Italia?
Considera che io non sono mai contento di niente. Mi sta sempre tutto stretto. Mi annoio con grande facilità. In più sentivo che qui non riuscivo a sfruttare certe capacità e qualità professionali. Ho anche un ottimo livello di inglese, che qui mi è servito a ben poco. In generale mi piacciono le sfide e le avventure: non penso che ci possa essere di meglio che trasferirsi dall’altra parte del mondo.
Nel 2019 ero proprio alla ricerca di nuove sfide a livello professionale quando mi sono trasferito in Germania, in Renania, dove sono rimasto per tre anni. Sono rientrato in Italia per qualche mese, ma rendendomi conto che la situazione che ho ritrovato mi stava stretta sono subito ripartito per l’Asia, dopo soli due mesi. In entrambe le mie esperienze fuori dal nostro Paese mi sono sentito a mio agio e ho conosciuto splendide persone provenienti da tutto il mondo. Ho anche avuto la possibilità di viaggiare per mezzo mondo, soprattutto in Asia e in Europa. Dalla Germania è molto semplice spostarsi in macchina e raggiungere l’Olanda, il Lussemburgo… Amavo il pensiero di poter essere libero di muovermi.
Come è andata la tua avventura in Germania?
In Germania mi trovavo benissimo. Frequentavo una comunità di expat provenienti da tutto il mondo. Se pensi di poter fare amicizia con i tedeschi te lo puoi scordare, anche se rimani per cinquanta anni non ci riesci. Considera che tra l’altro non conoscevo mezza parola di tedesco e frequentavo le lezioni di lingua al campus dell’azienda.
Quali sono le differenze tra la vita in Italia e la vita in Germania?
Prima di tutto c’è una differenza economica: le tasse sono alte ma c’è un ritorno imparagonabile; poi nella qualità e nel numero dei servizi offerti dallo Stato. Inoltre c’è un senso civico e del “bene comune” incredibile: ovunque cammini ci sono le aiuole senza recinzioni, perché nessuno si permetterebbe mai di calpestare l’erba. Anche il cibo tedesco mi piaceva: ci sono delle birre fantastiche, carne di alta qualità, il pane lo fanno di tutti i tipi. A me poi piace la cucina etnica in generale. Ho apprezzato tutta la cucina asiatica per esempio: quella thailandese, coreana, indonesiana, cinese. Te ne viene un’altra in mente? L’ho sicuramente provata.
Tuttavia in Germania non c’è la vita sociale che fai in Italia, questo è indubbiamente un aspetto negativo.
Come mai decidi di andare via dalla Germania?
Il General Manager che mi aveva fortemente voluto è partito per un progetto in Brunei. Mi sono ritrovato a essere l’unico straniero in tutta la Business Unit; inoltre è venuta meno anche l’area internazionale che avevamo creato con lui. Questo General Manager aveva bisogno del mio supporto in Brunei e quindi l’ho raggiunto. In Asia sono rimasto per due anni e mezzo.
Com’è stato vivere in Brunei?
Il Brunei è un sultanato dal punto di vista politico. Per quanto riguarda il meteo la temperatura varia tra i trentuno e i trentaquattro gradi, con un tasso di umidità tra l’80% e il 100%.
Io allora in Brunei non mi sarei mai potuta trasferire!
Io odio il caldo più di te, ma non ci sono problemi perché ci sono condizionatori ovunque. La cosa più particolare è però che quando arrivi in Brunei ti sembra di fare un viaggio nel tempo e di essere catapultato negli anni ’70-’80.
Inoltre è una nazione musulmana e il sultano svolge anche il ruolo di guida religiosa del Paese. Qui vige la shari’a: non si può bere, non si può fumare, la polizia musulmana controlla che vengano rispettati i precetti religiosi.
Io, nonostante tutto, mi sono trovato benissimo, perché ho un grande spirito di adattamento e anche perché ho incontrato persone bellissime. Dal Brunei poi ti puoi spostare facilmente in Malesia, Indonesia, Singapore, Giappone, Thailandia e quindi ho avuto l’opportunità di girare un po’.
Come mai sei rientrato in Italia?
Mi è scaduto il contratto con l’azienda per cui stavo lavorando in Brunei e nello stesso momento ho ricevuto un’offerta molto allettante dalla company americana per cui lavoro in questo momento che ha centinaia di migliaia di dipendenti in tutto il mondo.
Il rientro in Italia, per una persona come me che non ha radici, ha avuto aspetti positivi e negativi. Sicuramente mi sento soddisfatto da un punto di vista professionale: l’azienda per cui lavoro ha progetti interessanti e clienti enormi. Se devo vedere il costo della benzina preferivo quello del Brunei, dove facevo il pieno con venti euro. Gli stipendi, a parità di posizione, sono più alti all’estero (ci possono essere anche 50.000 euro di differenza di RAL).
Ad ogni modo ora sto bene: l’azienda ha grandi sfide da superare, la sua reputazione è ottima in tutto il mondo quindi sono riconoscente per essere stato selezionato e per aver avuto una posizione di rilievo: sono pronto a fare del mio meglio come al solito.
Nel tuo futuro ti vedi qui in Italia?
Io non mi vedo mai da nessuna parte. Al momento sto benissimo, ma non mi precludo niente. Se arrivano/trovo proposte interessanti io vado. Non so stare fermo, non c’è un posto che considero casa, mi sento cittadino del mondo.
Rimpatriati è una rubrica dedicata a chi è tornato a casa e a chi vorrebbe tornare ma non ha ancora trovato il coraggio di fare la valigia. La grafica è di Marisa Tammacco.
Valeria de Bari
Leggi anche le altre Storie di “Rimpatriati“